Intervista a Roberto Galoppini
Roberto, sei stato tra i fondatori ed oggi sei presidente del CIRS, il primo consorzio sull’open source italiano e il tuo blog robertogaloppini.net è in breve diventato uno più letti ed autorevoli blog sull’open source del mondo, dal tuo osservatorio preferenziale come vedi il rapporto tra innovazione e conoscenza diffusa?
Il rapporto tra open source – ovvero di quei programmi le cui licenze di utilizzo consentono la copia, la modifica e la redistribuzione nel pieno rispetto del diritto d’autore – ed innovazione è un tema controverso su cui da anni si con frontano detrattori e sostenitori di questa particolare modalità di licenziare il software. Il punto è che l’innovazione in ambito informatico, come del resto anche nell’elettronica, procede per passi successivi, e per questo parliamo di “innovazione sequenziale“ e molto, molto più raramente, di breakthrough innovation. Se il carattere imitativo che si riscontra in importanti progetti open source, come ad esempio nel caso della suite di office automation OpenOffice.org, è innegabile, è altrettanto importante riconoscere nel modello produttivo basato sulla co-opetition – neologismo usato per descrivere la cooperative competion – la capacità di specializzare l’innovazione in forme e modi precedentemente impensabili.Oggi Linux è disponibile per una varietà di piattaforme hardware che non ha euguali nel panorama dei sistemi operativi proprietari, Microsoft compresa; il fenomeno commerciale del momento, l’eeePC, come il One Laptop Per Child si basano su questo sistema operativo, ed a breve vedremo cosa accadrà in campo mobile, grazie all’iniziativa Android di Google. SugarCRM, il più noto sistema Customer Relationship Management open source, pochi mesi fa ha lanciato un marketplace a cui hanno aderito, nel giro di settimane, numerose di settore, integrando ed estendendo la piattaforma, permettendone l’interoperabilità con applicazioni, sistemi e servizi. Ma esistono esempi eccellenti anche in altri segmenti, come la fondazione SAKAI, che in ambito educational ha saputo coniugare interessi di soggetti privati e pubblici nella realizzazione di soluzione e piattaforme per l’apprendimento e la collaborazione online.
L’open dunque consente non solo innovazioni di tipo tecnologico, ma anche di processo. E’ elemento fondante della tecnologia alla base di Google, considerata una delle aziende più innovative nel settore IT, lo stesso Web 2.0 si basa significativamente su software open source. Gartner sostiene che entro il 2011 l’open source sarà contenuto in almeno l’80% dei prodotti commerciali, direi quindi che la questione non sia più se, ma come. Prova ne è che già oggi Microsoft stia aprendo aprendo spazi e comunità di sviluppo basate su codice open source come CodePlex, e avendo svolto attività di consulenza strategica per loro posso dire che non è che l’inizio..
Come prevedi che evolverà l’open source nei prossimi 10 anni ?
Parlando del futuro dell’IT mi vengono in mente Thomas Watson, chairman della IBM che nel 1943 disse “I think there is a world market for maybe five computers” e Ken Olson, presidente e fondatore della Digital, che nel 1977 disse “There is no reason anyone would want a computer in their home“.:)
E’ un mestiere difficile quello dell’analista, ma penso che le previsioni di Gartner in merito alla pervasività delle tecnologie open source siano difficilmente smentibili. Qualche giorno fa parlando con Phil Robb – Engineering Section Manager della sezione Open Source & Linux Organization di Hewlett Packard - sono venuto a conoscenza del fatto che HP sta per rilasciare in open source una piattaforma per la analisi automatica delle licenze utilizzate all’interno di applicazioni e piattaforme contenenti moduli e package open source. E’ un segno dei tempi: le grandi corporation si stanno dotando di vere e proprie “Open Source Policies”, nascono figure professionali responsabili della “Open Source Strategy” e si cercano soluzioni tecnologiche a supporto. L’Open Source farà parte dei processi di governance dell’IT, non diversamente da quanto accaduto con la security, e di quell’alone fatto di mistero, curiosità e scetticismo non rimarrà che il ricordo.
Open source italiano ed europeo: a che punto siamo e cosa dovremmo fare per sfruttare appieno questa opportunità.
Germania, italia, spagna, francia e gran bretagna oggi rappresentano il 30% dei 25 milioni di visitatori unici di SourceForge nel mese di novembre 2007, costituendo un polo di interesse superiore a quello dello stesso bacino di utenza nord-americano. In questo senso credo non sia casuale la scelta di SourceForge di farmi sedere nell’advisory board del loro marketplace: il mercato europeo è un mercato importante. L’universo delle applicazioni open oggi assomma ad alcune centinania di migliaia, il solo SourceForge ne contiene oltre 150.000, ed una stima effettuata recentemente dal progetto europeo FLOSSMETRICS valuta che esistano ben 18.000 applicazioni open source mature e stabili. C’è una “lunga coda” di progetti open source che aspetta di essere valorizzata, ed esistono numerose nicchie in cui vi sono spazi ed opportunità, sta a noi individuarle e valorizzarle.
Un ultima domanda più generale, ma sempre importante per chi ci legge: quali credi siano i punti chiavi per sbloccare gli innovatori italiani?
Qualche tempo fa quando Guy Kawasaki lanciò Truemors, scrisse un post in cui spiegava per filo e per segno come aveva costruito un social media spendendo 12,107.09 $. Una analisi dei costi di cui raccomando vivamente la lettura, una dimostrazione di come l’open source possa rappresentare una leva per chi sa e vuole innovare, anche senza finanziamenti. Smettiamo di piangerci addosso, di lamentare l’assenza dei VC e della loro (presunta) scarsa attitudine al rischio: è tempo di innovare, e l’informatica è e deve essere uno strumento, soprattutto se usato per differenziarsi.
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LA SCHEDA

Roberto Galoppini, laureato in scienze dell’informazione a Pisa nel 1991, inizia la professione occupandosi di formazione, successivamente ricopre incarichi presso aziende private operanti nel campo del software di base e sistemi di telecomunicazione. Nel 2000 fonda una società specializzata in soluzioni infrastrutturali basate su software Open Source. Nel 2004 promuove la nascita del primo consorzio italiano di imprese per l’Open Source, di cui assume la presidenza. Siede nell’advisory board del marketplace di SourceForge, ed è responsabile delle relazioni istituzionali nell’ambito dell’associazione italiana di OpenOffice.org.Ha tenuto corsi integrativi e seminari presso alcune università italiane, collabora a temi di ricerca accademica nell’ambito dei modelli organizzativi dei progetti Open Source e sui meta-distretti, gestisce rubriche e scrive articoli su riviste di settore.

