Centrica: Ecco un esempio di PMI innovativa da imitare
di Alessandro Rossi
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LA SCHEDA
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Una piccola azienda può innovare? A detta di molti non è possibile, ma l’esempio di Centrica, azienda software fiorentina, smentisce questa tesi pessimistica e conferma che la dimensione aziendale, in molti campi, non rappresenta una discriminante per ottenere dei risultati e dei riconoscimenti in ricerca e innovazione.
Centrica, infatti, è l’unica azienda italiana vincitrice dell’edizione 2006 dell’IST Prize, il prestigioso riconoscimento organizzato da Euro-CASE, l’European Council of Applied Sciences, Technologies and Engineering, con il supporto dell’IST Programme della Commissione Europea. “Centrica” ci spiega l’A.D. Marco Cappellini, “è un’azienda fiorentina focalizzata nello sviluppo di soluzioni e prodotti per l’imaging, il digital watermarking, l’Internet imaging, oltre a fornire servizi nelle aree web&multimedia,
per la Pubblica Amministrazione, in particolare per il settore Beni Culturali, e l’industria.
La sua è l’unica azienda italiana vincitrice dell’IST Prize dal 1999, quale impegno c’è dietro un risultato così importante? L’attività che ci ha portato ad essere IST Prize Winner nasce ancora prima della nascita dell’azienda. Nel ‘96-‘97, io
e Paolo De Rocco, uno dei cinque fondatori, con il quale condivido quotidianamente questa straordinaria avventura, abbiamo avuto l’opportunità di condividere l’esperienza del servizio civile presso il Dipartimento Tecnologie Avanzate della Galleria degli Uffizi.
E’ stata una prima palestra, per confrontarci sul campo con le tecnologie dell’imaging digitale, per mettere a frutto ciò che abbiamo imparato alla Facoltà di Ingegneria Elettronica di Firenze, e lavorare con attori internazionali nei progetti europei di ricerca.
Dalla nascita dell’azienda nel 1999 abbiamo cercato, anno dopo anno, di aumentare la focalizzazione dell’azienda nell’area imaging, in particolare nello sviluppo di prodotti innovativi che coniugassero due elementi chiave: le immagini digitali e Internet.
A quali risultati ha portato questo vostro impegno?Il primo risultato è stato XLimageâ, un prodotto software completo per la visualizzazione di immagini su reti Intranet/Internet/mobile che permette la visualizzazione istantanea dei dettagli di immagini ad altissima risoluzione (zoom), la tutela del copyright (attraverso la marchiatura digitale), l’affidabilità dei colori visualizzati, che è stato riconosciuto
come IST Prize Nominee 2004.
Questo riconoscimento, insieme anche al Premio del Sole 24 Ore del Premio Impresa e Cultura per la più brillante sponsorizzazione tecnologica relativa all’integrazione del software XLimage® nel sito web della Galleria degli Uffizi, e a importanti clienti early adopters che hanno deciso di adottare questa tecnologia (Regione Toscana, ICCD, Fratelli Alinari), ci hanno convinto che la strada intrapresa era buona e che dovevamo perseverare. Non sono mancati momenti di difficoltà per sostenere finanziariamente l’attività di ricerca e sviluppo con risultati economici ritardati di anni, ma a questo abbiamo sopperito autonomamente con attività di servizio nelle aree web&multimedia.
Nel 2005 abbiamo rilasciato un nuovo prodotto, XLphoto®, un software per la gestione di archivi di immagini digitali completamente basato su web progettato per fornire un accesso automatizzato alle collezioni di immagini, convisualizzazione immediata e interattiva a molteplici risoluzioni, sistema di distribuzione dinamico dei file e strategie di definizione dei prezzi e di vendita. Con questo prodotto abbiamo nuovamente partecipato all’IST Prize.
Dopo due selezioni, partite da 219 aziendeprovenienti da 29 paesi, abbiamo raggiunto il traguardo di IST Prize Winner 2006 ricevendo il prestigioso riconoscimento il 22 Marzo scorso durante la Cerimonia di Premiazione all’Hofburg Congress Center di Vienna da Viviane Reding, Commissario Europeo per Media e Società dell’Informazione. Inoltre, fin dalla fondazione dell’azienda, abbiamo puntato molto sulla valorizzazione del marchio aziendale e dei nostri prodotti, attraverso sponsorizzazioni tecnologiche.
In una battuta, quali sono stati gli ingredienti del vostro successo?
Sintetizzando, ciò che ci ha portato a questo traguardo è una miscela di competenza, capacità imprenditoriale, sacrificio e determinazione, da parte sia del management che dei collaboratori.
Perché sono poche le aziende che realmente innovano in Italia? Quali sono a suo avviso i principali ostacoli che
incontrano?
Provo a rispondere per il settore che conosco meglio, l’ICT. L’innovazione non si improvvisa, ci vogliono centri di ricerca di livello internazionale, grandi aziende che innovano e investono e che generano mercato per le piccole, un sistema finanziario in grado di
supportare i progetti innovativi più rischiosi. Questo dà modo alle piccoleimprese di avere un ecosistema adatto alla loro nascita e al loro sviluppo. In Italia, nell’ICT, tranne pochissime eccezioni, questo ambiente favorevole non esiste.
Facendo tesoro della sua esperienza cosa andrebbe rivisto nel sistema Italia per rilanciare l’innovazione tecnologica
soprattutto per quanto riguarda le PMI, tessuto produttivo così importante nel nostro paese?
Gli interventi migliorativi sono molti, ne cito solo alcuni:
Rapporto Università-Impresa: la prima deve concentrarsi sulla ricerca garantendo all’impresa risorse umane e ricerca di alto livello, che permettano a queste di competere a livello internazionale. L’Impresa deve saper sviluppare prodotti innovativi basati sulla ricerca, riconoscere all’Università una quota dei ricavi derivanti, essere una entità in grado di valorizzare le risorse umane più brillanti. Noi ci stiamo muovendo in questa direzione con le Università di Firenze e Siena.
La finanza d’impresa: per lo sviluppo rapido di aziende innovative ci vogliono risorse finanziarie adatte,
fondi di private equity, venture capitalist che abbiano la volontà di rischiare. La situazione attuale va dalle banche che utilizzano
il criterio dell’affidabilità patrimoniale dei soci (tradotto, la casa dell’imprenditore) a fondi istituzionali insufficienti e generalmente mal
gestiti. Il private equity nell’ICT in Italia quasi non esiste.
La politica: prima di tutto ci vogliono tempi estremamente più brevi, e certi, per i finanziamenti alla ricerca, sia a livello regionale che nazionale. Viviamo in un mondo accelerato con finanziamenti rallentati. In questo modo si buttano via i soldi dei contribuenti. Se i tempi rimangono questi meglio eliminare i finanziamenti e diminuire le tasse o agevolare le aziende che investono in ricerca!
Che ruolo può avere l’associazionismo per contribuire al rilancio italiano dell’ICT?
Un ruolo sempre più importante. I giovani imprenditori hanno necessità di spazi pubblici di confronto, di promozione e discussione. In Italia, nonostante sia chiaro a tutti che l’economia non potrà più reggersi nel futuro esclusivamente sulle produzioni classiche del Made in Italy, si continua, nei fatti, a puntare quasiesclusivamente su quello. Manca attualmente nell’orizzonte italiano una grande azienda modello nell’ICT, come è stata ad esempio Olivetti in passato. Quindi l’unica possibilità che hanno le piccole aziende innovative dell’ICT è di guadagnarsi uno spazio nella cultura industriale italiana, facendosi esse stesse promotrici di un nuovo modello di sviluppo.
L’associazionismo ha un ruolo fondamentale nella comunicazione e promozione di questo nuovo modello e delle realtà che lo animano.


