Carlo Ratti, MIT: ecco la città del futuro
di
Alessandro Rossi
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LA SCHEDA |
Prof. Ratti il suo curriculum spicca oltre che per la qualità, per l’internazionalizzazione dei suoi studi. Cosa si trova in luoghi come l’MIT che non offre l’Italia? La prima cosa che mi ha colpito quando sono arrivato al MIT è stato il fatto che professori e studenti restassero in università fino alle dieci di sera. Venendo d
a un’esperienza universitaria in Italia, lì per lì ho pensato a qualche sortilegio, poi mi sono accorto che c’erano ragioni profonde: passione per il proprio lavoro, senso di appartenenza a una comunità intellettuale e accademica cui ciascuno cercava di contribuire, incentivi per il merito.
In un suo articolo lei ha evidenziato il ruolo chiave che pure dovrebbe svolgere la città, distinguendo tra le “brain gain cities” che “riescono ad attrarre cervelli, giovani laureati brillanti e di talento capaci di diventare imprenditori di se stessi” e le “brain drain cities” che, “al contrario, sono quelle da cui questi giovani fuggono, impoverendone il tessuto sociale e inibendone le capacità di sviluppo”. Ci sono oggi in Italia “brain gain cities”?
La distinzione in realtà non e’ mia, ma era presa in prestito da un libro di Richard Florida, L’ascesa della classe creativa (Mondadori, 2003). Lo stesso Florida, dopo aver passato in rassegna molte città degli Stati Uniti, si e’ interessato al nostro Paese. Le conclusioni sono poco incoraggianti. la cosiddetta fuga dei cervelli – che definirei piuttosto un’emorragia di capitale umano che impoverisce e debilita il Paese – parte proprio dalla scarsa competitività delle nostre città.
Quale è la sua visione della città del futuro? Quali sono i “pilastri” fondamentali su cui crearla?
E’ una città dove, grazie alla tecnologia, si possono utilizzare meglio le risorse – il traffico potrebbe essere più fluido, gli edifici più sostenibili, etc. Già oggi, ad esempio, attraverso i cellulari è possibile mappare in tempo reale tutti gli spostamenti in una città e in prospettiva ottimizzare i flussi dei movimenti dei veicoli. Con il mio gruppo di ricerca SENSEable City Lab (sito web: http://senseable.mit.edu) stiamo lavorando per realizzare una installazione sulla ‘Real-time city’, che sarà esposta alla Biennale di Venezia, all’interno del Padiglione Italia.
Intendiamo visualizzare l’attività in tempo reale di una grande città del nostro Paese, quale Milano o Roma, proprio come abbiamo fatto l’’anno scorso con il progetto pilota nella città di Graz, in collaborazione col principale operatore telefonico austriaco A1/Mobilkom, mappando l’attività della rete dei telefoni cellulari. Anche quest’anno vorremmo utilizzare un approccio simile, ma esteso a una grande città italiana e mettendo non solo a confronto i dati sugli spostamenti delle persone a partire dalla localizzazione dei telefoni cellulari, dove Telecom Italia dispone di tecnologie d’eccellenza, ma utilizzando anche i dati di carattere più generale sulla situazione del traffico, degli acquisti di beni e servizi, del consumo di energia, dei prelievo di denaro dalla rete Bancomat ed infine del movimento dei mezzi pubblici.
…e dove la collocherebbe, in Europa negli Stati Uniti o nell’Est Asiatico?
Dipenderà dalle decisioni delle singole città. Al MIT ad esempio stiamo lavorando in questo senso con città di tutto il mondo – da Singapore a Cannes o Zaragoza.
Paradossalmente le città degli USA sono più indietro delle altre. La Cina inoltre sarà probabilmente uno dei laboratori più interessanti – e preoccupanti: secondo alcune statistiche il Paese costruirà nei prossimi decenni più città di quante l’umanità abbia mai costruito in tutta la sua storia.
Quali azioni si potrebbero intraprendere per portare questa idea di città del futuro anche in Italia
Molte strategie sono a livello di Paese – per renderlo più meritocratico e agile, non immobilizzato dalle troppe consorterie e corporazioni di oggi. Ma anche a livello di singole città si può fare molto. In questi mesi ad esempio stiamo lavorando con la Città di Zaragoza, che ospiterà l’Expo del 2008, per aiutarla a sviluppare un nuovo distretto ad alta intensità tecnologica, la ‘Milla digital’.
Carlo Ratti nasce nel 1971, dopo il diploma di maturità scientifica si laurea in Ingegneria Civile al Politecnico di Torino con dignità di stampa ed all’Ecole Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi; consegue un Master of Philosophy in Environmental Design in Architecture alla University of Cambridge e sempre a Cambridge anche un PhD in Architecture, the Martin Centre for Architectural and Urban Studies. È Fulbright Senior Scholar al Massachusetts Institute of Technology, School of Architecture and Planning (Media Lab, Tangible Media Group), Research Scientist and Director del SENSEable City Laboratory, Department of Urban Studies and Planning and MediaLab, (MIT). È iscritto all’ordine degli ingegneri di Torino, all’ Architects Registration Board ARB (United Kingdom) e Ingénieur de l’Ecole des Ponts et Chaussées (France).
