Intervista a Roberto Bruno, A.D. del Centro Sviluppo Materiali


di
Alessandro Rossi


LA SCHEDA



Roberto Bruno, è Amministratore Delegato del Centro Sviluppo Materiali S.p.A., uno dei maggiori Centri di Ricerca europei sui materiali e sulle relative tecnologie di produzione, impiego e riciclo. Si è laureato in Chimica nel Febbraio 1963 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e specializzato in Elettrochimica e Corrosione presso il Politecnico di
Milano.
E’ stato ricercatore presso il Centro Consultivo Studi e Ricerche dell’Aeronautica Militare; professore incaricato di Elettrochimica e Corrosione presso l’Università degli Studi di Roma e di Cagliari.
E’ stato Direttore dello Sviluppo Tecnologico dell’ILVA. E’ membro di organizzazioni nazionali ed europee nei settori della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.
E’ membro dell’Osservatorio Siderurgico del Ministero delle Attività Produttive.
Nell’ambito del Centro Sviluppo Materiali ha percorso la carriera da ricercatore junior fino alla nomina ad Amministratore Delegato nel 1993.
Dal 1993 al 1997 ha definito ed attuato un Piano di Riposizionamento Strategico ed Operativo del CSM che ha condotto l’Azienda ad un notevole rafforzamento e diversificazione del mercato di riferimento, dalla sola siderurgia pubblica ad un’ampia gamma di industrie sia grandi che medio-piccole.
Il forte recupero di efficacia su mercati diversificati ha permesso a partire dal 1997 di avviare e completare nel 2000 la privatizzazione dell’Azienda con ingresso nell’azionariato di importanti Gruppi nazionali e multinazionali fra gli altri ThyssenKrupp, Tenaris, Techint, Finmeccanica, Fincantieri, Vesuvius ed AMA.


Questo mese abbiamo incontrato Roberto Bruno, Amministratore Delegato del Centro Sviluppo Materiali uno dei più importanti Centri di Ricerca sui materiali in Europa. A lui abbiamo chiesto di parlarci del Centro e di raccontarci cosa vuol dire fare ricerca industriale in Italia e farla attraverso un’azienda, non in un centro di ricerca pubblico.
Dott. Bruno, il CSM ha recentemente compiuto quaranta anni di attività, dei quali l’ultimo decennio l’ha vista come Amministratore Delegato; ci può parlare del Centro e di come in questi anni è cambiato per far fronte ai mutamenti del mercato?
Il CSM è un centro di ricerca industriale che si pone, data la sua lunga esperienza, anche come un fornitore di know how e trasferimento tecnologico alle industrie con dei contributi che hanno quasi sempre un valore quantizzabile economicamente. Questa è la sua linea guida principale, essere in un mondo così variegato e criticato della ricerca italiana un attore che guarda l’industria con un approccio molto
concreto.
Il CSM non è un centro pubblico, è una Società per azioni con 19 soci industriali o rappresentanti di industrie e con un bilancio positivo negli ultimi 11 anni. La filosofia è quella di preparare le risorse professionali, nei settori in cui il CSM opera, assicurando una massa critica di risorse per sviluppare progetti con la massima qualità, la massima puntualità nel timing e poi nell’applicazione industriale.
I nostri progetti di ricerca sono per la gran parte molto applicativi, a meno di una piccola parte, il 10% circa, che sono ricerca più di base, spesso condotta in coordinamento con Università sia italiane che straniere.
Il grosso del mutamento, in questi ultimi anni, è stato per prima cosa nella cultura verso il mercato e nella preparazione professionale dei ricercatori.
Il CSM è, infatti, passato da centro pubblico controllato da un solo azionista – l’azienda siderurgica di stato Ilva – a centro che non ha un referente industriale unico, ma come prima accennato, 19 azionisti industriali, nessuno dei quali detiene la maggioranza assoluta. I nostri ricercatori hanno un’età media molto più bassa rispetto al passato.
Negli ultimi cinque anni, soprattutto, il rinnovamento del CSM ha portato l’Azienda ad una maggiore diversificazione dei settori di attività che oggi, oltre alla siderurgia, comprendono il settore del gas e del petrolio, dell’industria aerospaziale, dei trasporti, della cantieristica, dell’ambiente
ed energia.
E’ stato attuato un piano di incentivazione con obiettivi di tipo economico e di carriera per i ricercatori, carriera che vede uno sviluppo su due percorsi, manageriale e scientifico.
Tutto ciò ha condotto negli ultimi cinque anni ad un deciso incremento nei ricavi da contratti da industria che rappresentano oggi circa il 90% dei 40 milioni di fatturato del CSM. La fase di privatizzazione del CSM, partita nel ’94, è stata complessa, comportando anche una necessaria razionalizzazione dell’organico, passando dagli oltre 600 dipendenti agli attuali 310. Gli azionisti del centro assicurano il 55% circa del fatturato, la restante quota deriva da industrie terze, che per statuto non devono essere competitors dei nostri azionisti, e dai contributi su progetti di R&S dalle istituzioni regionali, nazionali ed europee.
Il CSM si caratterizza anche per la crescente internazionalizzazione delle attività; numerosi progetti sono condotti su diretta committenza di industrie del nord Europa, America del Sud, Corea, Russia, Cina, Stati Uniti e Giappone. E’ in crescita il numero di ricercatori stranieri che operano nel CSM.
Fondamentale, ripeto, è assicurare la massa critica di risorse per i singoli progetti, ricorrendo anche a personale esterno e facendo leva su un network di ricerca che comprende università ed altri centri di ricerca. Un esempio è il consorzio inaugurato recentemente con le tre Università di Roma all’interno delle quali ci sono indubbiamente dei preziosi esempi di eccellenze scientifiche e tecnologiche.
Finora questa del CSM è stata un’esperienza di successo e spero di confermare il piano pluriennale di crescita sia economica-finanziaria che nel contenuto tecnologico dei progetti di R&S, approvato recentemente dal nostro Consiglio di Amministrazione.
Quali sono i principali progetti di ricerca in cui è attualmente impegnato il CSM?
Per grandi linee i principali settori in cui è impegnato il CSM sono: Il Siderurgico, l’Aerospazio, l’Energia e Ambiente, l’Industria dei Trasporti.
Per quanto riguarda il settore siderurgico – che rappresenta più del 50% delle nostre attività – occorre evidenziare che si tratta di un settore che, a livello mondiale, è in fortissima crescita e si va profondamente innovando. C’è in atto una rivoluzione tecnologica negli stabilimenti siderurgici con processi sempre più continui, sempre più automatizzati (Intelligent Manufacturing) e verso prodotti sempre più qualificati per l’impiego e con accresciuto rispetto per l’ambiente e per il consumo energetico.
Noi siamo profondamente immersi in questa nuova realtà in rapida evoluzione e siamo titolari di numerosi brevetti su queste nuove tecnologie e sui nuovi prodotti in acciaio che diventano oggi sempre più specializzati per i singoli mercati.
Nel settore dell’aerospazio studiamo materiali ad alta affidabilità, in grado di operare a temperature elevate, resistenti all’usura, alla corrosione; abbiamo, ad esempio, progetti per lo sviluppo di palette di turbine avio per i motori di nuova generazione.
In questo settore in particolare abbiamo notevoli contributi dal MIUR che sta dedicando parecchie risorse finanziarie alla ricerca sulle tecnologie più avanzate tramite il nuovo Piano Nazionale di Ricerche. Per l’industria energetica siamo impegnati in progetti per le grandi industrie petrolifere internazionali volti al miglioramento dell’affidabilità delle strutture e degli impianti per l’estrazione, produzione e trasporto di petrolio e gas; mi riferisco a materiali avanzati, più sicuri, impiegabili in condizioni estreme come quelle che si riscontrano per esempio nei giacimenti offshore ad alta profondità (fino a 10.000 m).
Abbiamo una serie di ricerche molto importanti per l’industria automobilistica. Studiamo l’impiego del componente auto, con prove, su scala reale, in nostri laboratori specializzati, per esempio per prove di resistenza al crash; abbiamo una linea importantissima nel settore dei materiali a caldo per i nuovi motori auto; il settore ha ripreso ed ora è molto vivace nell’innovazione. L’approccio qui è quello del codesign: sulla base di un progetto adattare il materiale alle esigenze dello stesso progetto.
Coniugare la disponibilità di materiali con le esigenze dell’industria automobilistica è spesso un task molto difficile, ma qui abbiamo tutta
l’attrezzatura, anche di simulazione delle condizioni di lavorazione e impiego, che ci permette di soddisfare le esigenze del cliente.
Siamo coinvolti anche in progetti per l’industria cantieristica che produce le grandi navi da crociera – un nostro azionista è Fincantieri – con progetti in particolare sull’alleggerimento e sulle giunzioni di strutture navali. Per quanto riguarda l’energia e l’ambiente, settore in forte crescita, qui operiamo più sui processi che sui materiali; siamo focalizzati sul grande programma “from waste to energy” che ci vede impegnati con il nostro azionista AMA; molte delle innovazioni tecnologiche candidate ad essere realizzate nei prossimi termovalorizzatori verranno dalla ricerca svolta qui a Castel Romano su impianti dimostrativi.
Aggiungo che finalmente sono disponibili tecnologie moderne di termovalorizzazione che eliminano tutta una serie di rischi nell’esercizio diquesti impi

Cosa vuol dire fare ricerca industriale in Italia?
C’è una certa sfiducia in particolare da parte delle piccole e medie imprese verso i centri di ricerca. Il problema spesso, come già accennato, è nella mentalità del ricercatore e nel tipo di preparazione dello stesso. Il ricercatore deve essere un esperto delle tecnologie industriali, deve molte volte creare o stimolare lui stesso la domanda di ricerca; l’industria ha il problema, ma spesso non sa come articolare il quesito per il centro di ricerca; occorre essere pronti, quindi, ad interpretare le esigenze dell’industria e tempestivi nel fornire i risultati e nel loro trasferimento alla filiera produttiva. A proposito dei rapporti con le PMI qui nel Lazio, grazie all’impegno della Società del Polo Tecnologico, espressione della Camera di Commercio di Roma ed azionista del CSM, noi abbiamo fatto moltissimi progressi nei rapporti con le Industrie del Lazio, soprattutto nei settori della meccanica e dell’aerospazio. In questo momento abbiamo più di 100 progetti con PMI. In questo caso il sistema funziona anche grazie ad un efficace sistema di incentivi economici alla ricerca varato negli anni scorsi dalla stessa Camera di Commercio.

Paesi a basso costo del lavoro, come ad esempio la Cina, stanno producendo sempre più della buona ricerca a prezzi vantaggiosi, a suo avviso questo fenomeno rappresenta più una minaccia o un’opportunità?
Noi siamo decisamente convinti che sia un’opportunità. Abbiamo per esempio stabilito ottimi rapporti con centri di ricerca cinesi che spesso sono i grossi poli universitari (Shanghai, Pechino), con i quali abbiamo una consuetudine anche di incontri e di progetti comuni. Il nostro approccio, il nostro modo di fare ricerca è nuovo anche per loro e ci guardano con molto interesse.
La Cina nella ricerca di base, almeno nel nostro settore, ha dei poli d’eccellenza; i loro ingegneri, chimici, fisici, hanno avuto un’istruzione molto approfondita, spesso sono andati all’estero per ottenere dei Phd, dei master.

 

Ottimi sono anche i rapporti con alcune Università e Industrie della Corea del Sud (Pohang University, POSCO Group).
Quali azioni andrebbero intraprese per dare maggiore impulso alla ricerca industriale in Italia?
Come ricercatori industriali, bisogna dire che siamo un po’ svantaggiati. Nelle ultime leggi finanziarie e negli ultimi provvedimenti ministeriali sono state molto favorite le realtà di ricerca no-profit, le università, i centri di ricerca pubblici.
L’Associazione Italiana della Ricerca (A.I.R.I.) è impegnata proprio per risolvere il problema con una serie di nuove proposte a favore dei Centri di R&S Industriali.
L’obiettivo è di defiscalizzare il più possibile i costi di ricerca dell’industria inclusi i costi di progetti in collaborazione con centri di ricerca come il nostro. Un buon provvedimento è stato lo sgravio sull’IRAP che ha interessato anche i centri di ricerca industriale.
Io, diversamente da altri operatori della ricerca, sulla base della mia esperienza, faccio un quadro abbastanza positivo; credo che ci siano tutte le premesse, mi riferisco alla mia azienda, per un ulteriore miglioramento della situazione; occorre selezionare i ricercatori giusti, formarli; importanti sono i dottorati di ricerca ed i master, però è altrettanto importante che questi titoli vengano orientati e seguiti anche dall’industria, e non acquisiti sulla base di esperienze solo accademiche.
Se il dottorato viene indirizzato verso tematiche industriali – per esempio noi abbiamo più di trenta tra dottorandi e tesisti, si creano condizioni più favorevoli per l’inserimento del neo-ricercatore nei quadri dell’industria.
Un’altra leva importante è l’Unione Europea; occorre aiutare l’industria ad operare nell’ambito della ricerca europea.
Esistono i grandi programmi europei: è in corso il VI° Programma Quadro ed in fase d’avvio il VII° con più spiccata finalizzazione ai progetti industriali, progetti che sono in corso di definizione nell’ambito delle varie piattaforme operanti per specifici settori dell’Industria.
In tale ambito l’Industria italiana è chiamata ad un grosso sforzo di proposizione e partecipazione. A tale riguardo il CSM è fortemente impegnato con numerose risorse professionali proseguendo una tradizione che fin dalla sua fondazione l’ha visto come uno dei protagonisti della R&S europea a partire dall’attività svolta per più di 30 anni nell’ambito della Comunità Europea Carbone ed Acciaio (CECA)

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